MONDO

Watamu, le coste soleggiate dell’Africa

Marzo 18, 2020 3079 views

Watamu … da bambina sognavo le coste calde e soleggiate dell’Africa, ma sono andata solo da adulta.

Mi ero immaginata un continente arido, dagli orizzonti sconfinati e dalla bellezza quasi aggressiva dei suoi branchi di animali, dai tramonti d’oro e fuoco e da giraffe dal collo lunghissimo.  

Nutrivo delle fantasie verso un continente del tutto nuovo per me, dove vivono popoli dalla pelle scura tanto vicini alla natura che si venano di tamburi nella notte…

L’inizio dell’avventura in Kenya, lo si può leggere nell’articolo precedente Safari fotografico in Kenya.

Arrivata a Mombasa e salita su un pulmino, lungo la strada dall’aeroporto verso Tsavo Est vidi per la prima volta solo facce scure sorridenti che sembravano felici.  

Mi resi allora conto di essere in Africa!

Senza badare alla miseria che li circondava e dove nessuno ci faceva più caso, se ne stavano seduti tranquillamente a gambe incrociate sotto i giganteschi baobab curvati da venti senza tempo, a guardare gli sciami di mosche che ronzavano e si posavano dovunque, tra escrementi di capra e di polli. Notai nonostante tutto, l’eleganza delle donne, avvolte nei loro vestiti colorati, chiamati kanga, portare dei cesti in equilibrio sulla testa.

Vidi pascolare una gazzella, forse un impala, su dell’erba gialla, con la coda sempre in movimento e subito dopo, la mia prima mandria di giraffe, che sembrava corressero al rallentatore, alzando nuvole di polvere. Stavo giungendo a destinazione.

Dopo tre giorni di safari, di cui ancora oggi ne ho pieni gli occhi, mi diressi verso Watamu, una delle tre località più frequentate da turisti internazionali. La più famosa è Malindi, una vera città, tanto amata dai turisti italiani quanto Watamu, distanti 15km l’una dall’altra. La terza località è Diani, dove la maggior parte dei turisti è inglese.

Watamu si estende sul tratto di costa che va da Mida Creek (famosa laguna naturale) fino ai ruderi del villaggio di Gede. La sua storia inizia nel 1937, quando i Flynns, una famiglia irlandese si stabili a vivere sull’attuale spiaggia di Turtle Bay.

Il vero sviluppo si ebbe solo all’inizio degli anni ‘50, quando il governo coloniale inglese iniziò a concedere in locazione 50 appezzamenti di terra lungo la spiaggia, principalmente a compratori internazionali. Ho sempre “ammirato” la tradizione inglese di creare “club” dovunque si trovino, anche nei posti più remoti del pianeta. Loro vogliono essere ovunque, come i francesi.

Ad oggi, ci sono più o meno 16 alberghi di fama internazionale ed una marea di case private di ricconi europei che hanno deciso di soggiornare a Watamu, grazie alla celebrità del tratto di oceano.

Questo non è quello che vi voglio raccontare di Watamu, se vi va lo potete leggere anche da soli su internet, io vorrei raccontare altro.

Parlando con la gente locale, ho capito che gli anziani vengono considerati come delle biblioteche viventi. Con la loro calma, la gentilezza imperturbabile e la loro filosofia della vita, sanno tutto quello che occorre per sopravvivere ed andare avanti, come degli elefanti anziani che guidano il proprio branco verso l’acqua. I saggi delle tribù possono prevedere l’andamento del tempo, l’arrivo delle piogge o della siccità sul terreno, sanno i segreti di tutti gli animali e conoscono bene i rimedi curativi tradizionali delle erbe, oltre ai riti per ringraziare gli Dei e placare la loro ira.

Arrivata a Jacaranda Beach Resort vidi le prime piante di jacaranda e di bouganvillee, uno splendore di fiori rosa e viola. La sistemazione era una camera moderna e pulita, dotata di comfort a livello europeo, con un’armonia e un’atmosfera positiva. Voto 7.

Il cielo blu dell’Africa splendeva impassibile.

Ciò che mi colpi, più del fenomeno della alta e bassa marea, fu che sulla spiaggia di Jacaranda tutti parlavano italiano, con inflessioni dal romano al veneto, sia il personale dell’albergo sia i beach boys (venditori locali molto insistenti). Nonostante sapessi che agosto non fosse il mese ideale, a causa dei monsoni e delle correnti che rendevano l’acqua molto torbida con l’alta marea e le insistenti piogge a dirotto, trovavo piacevole il contrasto tra l’aria calda del giorno e le sere fresche.

Anche con le nuvole, scoprii il calore spietato del sole equatoriale che mi bruciò la pelle pallida.

 

Le onde oceaniche scintillavano come diamanti sulla barriera corallina. Rimasi impressionata dalla grande variazione di livello dell’Oceano Indiano, le maree ogni giorno aveva gli stessi ritmi, aumentavano e poi si ritiravano. Lasciando l’oceano piatto come uno specchio.

Il fenomeno mi incantava.

La marea, avanzando in fretta, cominciava a salire nel primo pomeriggio, portando brandelli di alghe e pezzi di legno su tutte le spiagge. Al risveglio, la mattina dopo, trovavo chilometri di fondale scoperto.

Con la brezza che soffiava durante la bassa marea, mi avventavo in lunghe passeggiate per scorgere pozze d’acqua alla ricerca di sorprendenti essere marini.

Oltre a stelle marine, paguri e conchiglie varie, per la prima volta in vita mia, vidi uno dei coloratissimi gioielli del mare, i nudibranchi. La bassa marea mi permise di osservarlo da vicino, dandomi una sensazione bellissima di far parte del paesaggio. Sono molluschi veramente difficili da individuare, a causa delle loro minuscole dimensioni, che vanno da mezzo cm a un massimo di sei cm per le specie più grandi.  Come si può vedere dalla fotografia, sono delle vere opere d’arte.

Prenotando direttamente dall’albergo, feci tre escursioni: a Mida Creek, ad un autentico villaggio africano e a Hell’s Kicthen, chiamata anche la cucina del diavolo.

Ma di questo ne parlerò nel prossimo articolo, qui. 

Ina Talpa
Ciao! Mi chiamo Ina e mi definisco una coltivatrice di viaggi, curiosa per vocazione, amante della natura, dell'oceano e della sua vita sommersa, del cibo e delle persone.